vai al contenuto principale

Caro Giancarlo, Allrugby vuole ricordarti così, attraverso quattro immagini che abbiamo scelto per ripercorrere la tua carriera. Dagli anni Cinquanta al 2000. Da sinistra Levorato, Angioli, Giancarlo Dondi, Quintavalla, Viale 

La foto qui sopra  è stata scattata al tavolino di un bar, siamo alla fine degli anni Cinquanta: sportivi a riposo. Dondi è seduto al centro, tra Umberto Levorato e Alfio Angioli, da una parte, Paolo Quintavalla e Viale, dall’altra. È l’epoca delle grandi Fiamme Oro: l’unico che non ha la sigaretta in mano è Angioli e tutti sono in giacca e cravatta, a loro modo eleganti.  Dondi lo è più degli altri, porta un vestito chiaro e ha un’aria trasognata, guarda lontano, sembra Tony Renis che canta “Quando, quando, quando”. Forse pensa già a come allargare il Cinque Nazioni. Se è un poliziotto, lo è in modo molto anomalo. All’arrivo a Padova gli avevano dato del “fighetto di Parma”, ma Maci Battaglini ci aveva messo un secondo ad accorgersi che quel giovanotto “ha testa e capisce di rugby”: uno sportivo nel senso anglosassone del termine, un gentleman che quando indossa la maglia e i calzoncini sa anche sporcarsi le mani.  Fuori dal campo, impeccabile.

Quest’altra foto lo ritrae (terzo in piedi da destra) con i membri dell’Irb nel 1998 in Patagonia: ci sono, fra gli altri, Bernard Lapasset, Syd Millar, Vernon Pugh. Dondi in questa ha l’aria soddisfatta, serena. Si sta per concretizzare il suo sogno: essere pari fra i pari, l’Italia sta per essere ammessa al nuovo Sei Nazioni. Si è compiuto un grande cammino e l’allora presidente federale svetta a testa alta.  Il “grande tessitore” ha completato la sua tela: è il conte di Cavour del rugby italiano. Il Sei Nazioni non gli porterà tutte gioie.

Ecco Giancarlo in un atto di delicato affetto con uno dei tanti azzurri (qui è Fabio Ongaro) che ha visto passare sotto i suoi occhi, prima da manager della Nazionale poi da presidente federale. Quante altre volte, in occasioni delle tante sconfitte, lo abbiamo visto dissimulare la delusione, contenere la stizza, concentrando il malumore magari in una battuta in dialetto di Parma? Perché l’uomo è sempre stato così: sanguigno, ma capace di trattenersi, passionale ma elegante, diretto senza essere mai maleducato: nel suo galateo, l’affondo quando necessario, doveva essere portato con stile. E i giocatori erano tutti suoi figli.

Infine qui è ritratto in tribuna, a fianco di David Pickering, chairman delle Welsh Rugby Union, dietro di loro Alfredo Gavazzi, erede di Dondi e suo successore alla guida della Fir. Riposa in pace Giancarlo, il rugby italiano ti dovrà essere sempre grato.

Nella foto del titolo, Dondi con la principessa Anna, madrina del rugby scozzese. 

Torna su
Chiudere il menu mobile