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Mi dispiace – dice al telefono Tony Collins, professore emerito della De Montfort University di Leicester – ma non dispongo di prove relative a Genova”

Per adesso, insomma, non è stata trovata alcuna prova che dimostri che la città ligure abbia ospitato la prima partita di rugby in Italia. Roma resta saldamente al comando, anzi, rafforza il primato. Il professore inglese, luminare internazionale della storia dello sport, fa chiarezza: Genova, che domenica 17 novembre ha ospitato Italia-Georgia, non può al momento vantare alcun record e deve accontentarsi di ipotesi, di supposizioni. Di probabilità che in realtà sono assai alte e che proprio per questo meriterebbero ricerche, verifiche e approfondimenti.

Tony Collins, professore emerito della De Montfort University di Leicester

METODOLOGIA

La domanda, in questo caso, è molto semplice, diretta e unica: qual è la più antica traccia, certa e incontrovertibile, che attesti lo svolgimento di una partita di football-rugby in Italia? 

Carta canta: 20 marzo 1906 (fonte Il Messaggero, scoperta dello storico dello sport Marco Impiglia). Partita di (testuale) football-rugby in piazza d’Armi (oggi più o meno piazza della Libertà) tra le squadre “Bianchi” e “Neri” della Società Sportiva Virtus di Roma. Nel testo si specifica che si tratta di uno sport differente dal Football Association, in quanto si possono usare le mani per passare la palla. Prova più concreta non potrebbe esistere, in altre parole, sul fatto che si sia trattato di un match di rugby che è persino “piaciuto molto al pubblico”. In campo anche tre dei quattro figli della scrittrice Matilde Serao e del giornalista Edoardo Scarfoglio, fondatore del quotidiano di Napoli “Il Mattino”. Urca che battesimo sportivo letterario per il football-rugby in Italia. Dettaglio importante da sottolineare: è in questo trafiletto di 18 righe che compare per la prima volta, almeno per ora, sulla stampa periodica italiana la parola RUGBY legata appunto a una partita di questo sport. Ovvero una notizia di cronaca, una prova “regina”.

ROMA

Ancora Roma, e persino più indietro nel tempo, 1901, ma in questo caso bisogna mettere qualche dubbio: 28 gennaio 1901 (fonti rivista Italia Sport; il libro Calcio Romanus Sum di Piero Strabioni e il sito LazioWiki). Un trafiletto per raccontare che si è giocata al Velodromo “Roma” al Salario la partita di football tra Veloce Club Podistico e Società podistica Lazio, risultato 2-1. Non viene menzionata nel testo la parola rugby, solo football, ma i disegni che accompagnano l’articolo sono inequivocabilmente legati al rugby: categorico quello che descrive un calcio piazzato sullo sfondo di una porta ad acca. Attenzione, ecco i doverosi dubbi: il curatore del monumentale e accuratissimo sito LazioWiki spiega che con ogni probabilità chi ha eseguito i disegni relativi al match non fosse fra gli spettatori e che quindi, equivocando, illustrò un match di football-rugby. Può essere vero come può essere vero anche il contrario, ma il presunto equivoco testimonierebbe comunque che il football-rugby fosse già discretamente noto in Italia già nel 1901.

“Certo – dice il professor Collins, dopo avere esaminato queste informazioni relative alla Capitale – sono assai notevoli i resoconti a proposito delle due partite giocate a Roma. In particolare quella del 1906, con una citazione esplicita del football-rugby, la ritengo determinante per datare il primo match in Italia. La seconda, ancora più antica, mi ha colpito perché i disegni che accompagnano l’articolo mi sono molto familiari. Sono identici a quelli che accompagnano molte cronache del rugby britannico dell’epoca ed è molto significativo che ci sia il dubbio, a proposito di quel match romano, sul tipo di gioco praticato: i disegni sono legati al rugby, ma la partita potrebbe essere stata di calcio. Ebbene, anche nella stampa anglosassone, a cavallo tra 1800 e 1900, sono frequenti queste dissonanze fra i resoconti delle partite e i disegni di accompagnamento che potrebbero essere definiti generici e usati per illustrare entrambi gli sport. E poi all’epoca la forma del pallone era simile in entrambi gli sport e i pali delle porte ad H non erano tanto alti. Dissonanze di questo tipo si registrano anche nelle cronache dei primi match di rugby-football tra Scozia e Inghilterra, ad esempio quello del 1872. Comunque farò delle ricerche su quei disegni pubblicati a Roma”.

MATCH SPERIMENTALI

Una dichiarazione che sottolinea ancora una volta che in molte partite dell’epoca – diciamo improvvisate o sperimentali, spesso con poco o punto seguito – lo sport giocato potesse ben essere un misto tra Football Association (il calcio, dribbling game) e il Football Rugby (handling game) anche se lo scisma tra le due “Chiese” risale al 1863 in Inghilterra. 

Lo stesso re degli illustratori italiani, Achille Beltrami, per “raccontare” sulla copertina del 9 giugno 1901 della Domenica del Corriere la partita inequivocabilmente del “giuoco del calcio” (lo riporta la didascalia) fra Milan Club e Club Torinese al Trotter di Milano, tratteggia quello che sembra essere in tutto e per tutto un caotico ruck ante litteram e non certo un’azione del dribbling game. Un disegno che potrebbe essere per di più ispirato a quadri dell’epoca dipinti in Inghilterra o in Irlanda.

TORINO

Le due partite romane del 1906 e del 1901, dunque, sono documentate dalla stampa, ma poi in questa camminata a ritroso nel tempo si può usare un vaglio più stretto, come fa lo storico-giornalista-scrittore Elvis Lucchese, che punta invece su una partita assai citata, e con tutti i crismi dell’ufficialità, per attestare la primogenitura ovale di Torino. Il 27 marzo 1910 la città ospitò il match tra lo Sporting Club Universitaire de France e il Servette di Ginevra davanti a – riporta la Stampa Sportiva – tremila spettatori accolti dal velodromo Umberto I. 

E ANCORA PIÙ INDIETRO NEL TEMPO?

Italia Sport, 28 gennaio 1901

Tutto ciò che vaga nella Storia prima di questi tre eventi documentati resta in attesa di prove certe e incontrovertibili, come ha scritto più volte lo stesso Lucchese (autore del dettagliato e avvincente “Le origini del rugby in Italia, 1910-1945”, Piazza Editore 2024) citando anche di recente su RugbyMeet esperimenti non attribuibili con sicurezza al football-rugby a Bologna (1891) e Milano (1897). Per la cronaca, il Torneo delle Quattro Nazioni, le Home Unions, si gioca dal 1883. Di più: nell’attigua Francia il rugby alla fine del XIX secolo è più popolare del calcio. Insomma, è proprio una disdetta al limite dell’incredibile che in Italia non si trovino tracce effettive di football-rugby fino ai primi anni del 1900.

GENOVA

E Genova? C’è chi in Liguria anche di recente ha provato a rivendicare una primogenitura riportando una brevissima frase di un libro pluripremiato, scritto proprio da Tony Collins. In “The Oval World, a global history of rugby”, pubblicato peraltro nel 2015, lo storico inglese scrive, a proposito della nascita di questo sport in Italia, che “il rugby è stato giocato da espatriati inglesi nel 1893 a Genova. Inoltre partite erano disputate regolarmente tra gli equipaggi delle navi della Flotta reale del Mediterraneo Fleet attraccate al porto”

Tutto molto possibile, addirittura molto probabile e, tuttavia, anche molto noto, se si sono letti i libri del compianto Giuseppe Tognetti e di Luciano Ravagnani, per citare giganti della categoria. Il ragionamento è semplice e lineare: alla fine dell’Ottocento ovunque nel mondo ci fosse una comunità di cittadini britannici, meglio se delle classi media e alta, era molto probabile che si giocasse anche a football-rugby, forse coinvolgendo anche qualche avventuroso sportivo locale. Ideali, in Italia, le città portuali come appunto Genova, ma anche Livorno o Napoli o Venezia. Per non dire dei tanti inglesi a Firenze. Ravagnani, in particolare, nel suo indispensabile “Storia del Rugby mondiale dalle origini a oggi” (con Pierluigi Fadda, Sep Editrice, 2007), ricorda la storia dell’arrivo del rugby in Francia nella città portuale di Le Havre già nel 1872, con la nascita del primo club grazie alla contaminazione inglese tale da spingere la pionieristica squadra francese a unire sulla maglia i colori degli studenti di Oxford (blu navy) e Cambridge (celeste). Sono di quell’anno i primi resoconti sulla stampa francese di questi match, giocati inizialmente solo da inglesi e poi dagli stessi cittadini di Le Havre.

Il problema è che a Genova, a differenza di Le Havre, non sono state ancora trovate prove di questa contaminazione. Non sono stati trovati resoconti sulla stampa, sulle cronache cittadine. Magari sarebbe stato utile spulciare  le pagine della collezione del Corriere Mercantile, fondato nel 1824.

No, mi dispiace – dice il professor Collins sentito alla vigilia di Italia-Georgia a Genova e mai intervistato prima da media italiani -. Non ho tracce concrete di partite di football-rugby giocate a Genova. Quello che ho scritto nel libro “The Oval World” è frutto di una logica considerazione legata alla forte presenza di inglesi a Genova. Inglesi che, ovunque nel mondo, diciamo nell’ultima decade del 1800, amavano di sicuro giocare anche in trasferta il football-rugby, sport diventato divenuto molto popolare. Ma effettivamente non ho trovato documenti, diari di bordo, ritagli di giornali che attestino lo svolgimento di queste partite dell’handling game. Si dovrebbe cercare negli archivi a Genova”.

Già, si dovrebbe cercare a Genova. Ma quella data che lei cita (1893) è forse legata all’anno di nascita del Genoa Cricket and Athletic Club (dal 1896 “Athletic” lascia il posto a football)?

“È certo una data importante nella storia dello sport italiano”, risponde l’autore di decine di quotate pubblicazioni sulla storia dello sport in Inghilterra. 

Lo sa che nel 1909 quelli del Genoa Cricket and Football Club, già vincitori di sei scudetti nel campionato di calcio italiano, compreso il primo in assoluto nel 1898, si rammaricarono perché la città non aveva prati adatti a ospitare partite di football-rugby?

 “No, non lo sapevo e mi sembra molto interessante”.

Professore, perdoni se cambiamo argomento: sa che in Italia nel 2021 è uscito il libro Leghorn 1766 (*) in cui si afferma che il calcio fiorentino, in particolare quello di Livorno (Leghorn), città portuale con forti scambi con l’Inghilterra, ha preparato, ispirato, guidato un drappello di illustri inglesi, fin dalla seconda metà del 1700, sulla strada che ha portato alla nascita del football-rugby nel secolo successivo?

“Questa è una novità per me. E sono certo interessato a ogni pista che aiuti a ricostruire la genesi del rugby sempre che si trovino documentazioni attendibili. Questa ipotesi legata del calcio fiorentino (gioco in cui il pallone può essere calciato o passato con le mani, ndr) ricorda l’eccezione del calcio, del dribbling game, che si è dato la regola di usare solo i piedi, mentre storicamente, in tutti gli altri sport con la palla che pescano anche nell’antichità, è possibile usare mani e piedi, come è naturale che sia”.

Ricapitolando, ci sono molti presupposti perché Genova prima o poi possa rivendicare per il rugby il primato che vanta già per il calcio, ma, in attesa delle indispensabili prove, Roma resta al comando. 

 

(*) In “Leghorn 1766”, di Filippo Giovanelli e Matteo Poggi (Navicellai, 2021) è citato il libro “The oval world” di Tony Collins. Tuttavia la bibliografia di questa opera è assai corposa per quanto riguarda il calcio fiorentino mentre risulta parecchio esile relativamente alla storia del rugby, mancante com’è di opere fondamentali quali quelle di Tognetti, Ravagnani, Vecchiarelli e Volpe, Garcia, Carducci, Macrory, Escot, Titley e McWirther, Reason e Cross. L’ipotesi di un legame fra i due giochi è suggestiva (vedi i disegni degli schieramenti in campo dei giocatori che sono quasi sovrapponibili), ma per irrobustirsi richiede ulteriori ricerche soprattutto al di là della Manica.

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