Una zebra… a pois?

A meno di due settimane dall’avvio del Pro 12 pubblichiamo in anteprima l’articolo/intervista a Gianluca Guidi, allenatore della franchigia parmigiana, che i lettori troveranno sul numero 106 di Allrugby.

Dall’analisi emerge più di una perplessità sullo scollamento tra gestione tecnica e piano organizzativo del club, di cui “il caso Manici” (giocatore infortunato cui il club ha proposto una ridiscussione del contratto) è sintomo emblematico, ma non la sola spina di una situazione complicata. Nei giorni scorsi l’arrivo con visto turistico (e quindi inutilizzabile per il tesseramento) del samoano Falalaga Afamasaga ha dato segnali ulteriormente contraddittori rispetto alle strategie della società e alla loro attuazione pratica. A Munster, nell’amichevole di venerdì scorso, dove si è rischiata una nuova “Villabassa” (il luogo del ritiro azzurro dove alla vigilia dei Mondiali i giocatori misero in atto uno sciopero bianco per questioni di premi e contrattuali) la Zebre si sono comunque battute con coraggio, dimostrandosi più avanti nella preparazione rispetto a un anno fa.

La privatizzazione della franchigia parmigiana non è riuscita ancora a dare alla squadra una piena identità. Il gruppo è cresciuto ma le incognite, a lungo termine, restano tante.

Metà asino, metà cavallo, la zebra è un animale strano con quelle strisce verticali che ne favoriscono la mimetizzazione nella savana.
Metà private, metà federali (ma le percentuali non sono 50-50) le Zebre del rugby restano un equivoco, un dubbio, un’incompiuta. In attesa di una soluzione del rebus proviamo a tracciarne il profilo e a capirne le reali prospettive. Alla vigilia di un torneo che sarà in qualche modo decisivo anche per il futuro del club.
Nate dalle ceneri degli Aironi, le Zebre sono private dalla primavera del 2015, ma la privatizzazione non ne ha stabilizzato l’impianto: a febbraio 2016 si è dimesso il presidente Romanini e il suo posto è stato preso ad interim da Stefano Cantoni, poi sostituito da Stefano Pagliarini.  Le turbolenze però non sono cessate e anche durante l’estate ci sono stati momenti di malumore tra i giocatori.
La squadra, che nelle prime undici giornate dello scorso torneo aveva vinto quattro partite, da febbraio in poi è andata a picco, subendo 52 punti (a zero!) dal Leinster e 51 (in casa) dal Connacht. “Lì abbiamo pagato le assenze dei Nazionali, gli infortuni e anche qualche errore – ammette Gianluca Guidi, quest’anno alla seconda stagione con il club -. A novembre e dicembre, rientrati i giocatori dal Mondiale, per dare sostanza e continuità al nostro gioco avevo ridotto al minimo il turn over. La conseguenza è stata che quando, in concomitanza con il Sei Nazioni, ho dovuto dare spazio agli altri, molti non erano pronti, o avevano nelle gambe troppo pochi minuti per non pagare lo scotto del match. Quest’anno cercherò di fare tesoro di quell’esperienza, anche se con la Champions Cup (pool con Connacht, Tolosa e Wasps) l’asticella si alza ancor di più e vincere otto partite come abbiamo fatto l’anno scorso (tre in Challenge Cup), sarà difficilissimo se non quasi impossibile. Però la squadra è motivata e noi proveremo a fare bene”.
L’estate però ha visto le Zebre dover far fronte a un’ulteriore riduzione di budget: è partito Leo Sarto, Bortolami ha smesso di giocare, Haimona è tornato in Nuova Zelanda, Beyers in Sudafrica, altri hanno lasciato o sono scesi di categoria. Non ci sono più neanche i due ingaggi più controversi della scorsa stagione Luke Burgess e Mils Muliaina. A proposito di quest’ultimo Pagliarini aveva detto qualche mese fa che averlo portato a Parma “era stata una follia. Che senso ha? – aveva aggiunto l’attuale presidente del club -. Cioè, o sei una società che ha dietro una comunicazione tale che sa vendere il prodotto Muliaina, come Dan Carter al Racing che però ti fa anche vincere, o non ha senso. Già abbiamo pochi soldi, se poi li spendiamo male siamo rovinati”.
Per la prossima stagione è arrivato quindi un gruppo di giovani italiani (Castello, Mbandà, Gabriele di Giulio, Bellini) ai quali vanno aggiunti Venditti, Furno e Festuccia, reduci da esperienze all’estero di diversa consistenza e soddisfazione. “Sono tutti giocatori – aveva detto Pagliarini a metà aprile a Rugby1823 – che hanno la possibilità di giocarsi la chance Nazionale ed è il motivo per cui le Zebre hanno senso di esistere e per il quale la Fir dà una parte del budget a noi e alla Benetton.”
Nella stessa logica sono stati ingaggiati il pilone Le Roux e la poderosa ala Greef, sudafricani, entrambi del 1994, due “project players” potenzialmente interessanti per il futuro. Molto più difficile, viceversa, capire le ragioni dell’ingaggio dei vari Minnie (classe 1986), Engelbrecht, mediano di mischia dei Blue Bulls, e Afamasaga, trequarti samoano di 27 anni. Giocatori così servono davvero per crescere?
“Per me parla la mia storia e il mio curriculum – dice Guidi -, io quando ho potuto ho sempre fatto giocare i giovani italiani, i quali quando si dà loro spazio fanno bene e hanno tanta motivazione. Credo che qui per quanto riguarda la gestione ci sia ancora qualcosa da mettere a punto nel rapporto Fir-proprietà. Le Zebre, al momento, sono uno di quei classici casi in cui vanno definiti un po’ meglio i confini fra l’investimento pubblico e quello privato, anche perché al momento le risorse vengono quasi esclusivamente dalla Federazione. Nel complesso tuttavia, pur con una riduzione del budget, la squadra è competitiva: abbiamo 38 giocatori, più Licata e Panunzi dall’Accademia, e un paio di “permit” (Pettinelli e Panico del Calvisano, ndr). Baker è un All Black Seven, è più giovane e ha più “gambe” di Muliaina e, in mediana, partito Burgess, abbiamo Violi, Palazzani e Engelbrecht, con l’aggiunta di Panunzi che è un ragazzo di sicure qualità”.
A giugno, Guidi è stato in tournée con la Nazionale. “Conor è molto interessato a lavorare in sinergia con le franchigie – spiega – anche perché sa benissimo che è da qui, e dal Treviso, che verrà la gran parte dei giocatori dell’Italia. Ci sentiamo spesso e penso che questa collaborazione non potrà che essere positiva. Durante il tour abbiamo provato qualche cosa di nuovo in difesa e lo stesso lavoro proveremo a riproporlo con le Zebre. Quest’anno stiamo cercando di migliorare anche alcuni aspetti logistico-organizzativi: Zebre e Treviso sono le due squadre del Pro12 che viaggiano di più, pertanto qui a Parma abbiamo creato una piccola commissione della quale, oltre al capitano (George Biagi, ndr), fanno parte anche Andrea de Marchi e Matteo Pratichetti per cercare di venire incontro alle esigenze del gruppo in termini di trasferte, recuperi, giornate di riposo. L’anno scorso abbiamo avuto moltissimi infortuni, per cui cambieremo qualcosa anche nella preparazione fisica. Però, ribadisco, al completo, la squadra è competitiva: lo ha dimostrato la scorsa stagione quando, dopo aver preso le misure con il livello del torneo, almeno fino a gennaio è stata in grado di rivaleggiare con tutti. E per quello che ho visto nella prima amichevole (a Bayonne, a inizio agosto, ndr), quest’anno siamo più avanti rispetto a un anno fa. Siamo pochi, questo è uno dei nostri problemi, la rosa è corta dovremo ruotare al meglio le risorse, ma su questo ho avuto anche il conforto di O’Shea che mi ha detto che in occasione delle partite della Nazionale, i giocatori che non andranno in panchina saranno disponibili per rientrare al club nel fine settimana e anche questo per noi, quando abbiamo gli uomini contati, può essere importante”.
Il pubblico resta uno dei punti dolenti del club che la scorsa stagione ha raccolto solo 26 mila presenze in totale sulle tribune, con una media inferiore ai 2.500 spettatori a partita. Nessuno ha fatto peggio (la media a Treviso è stata di 3.300, i Dragons, decimi in classifica, sono abbondantemente sopra gli 11 mila): c’è ancora molta strada da fare.  (glb)

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