Perché non siamo un paese per giovani

I risultati di queste settimane (Mondiali U20 e Nazionale maggiore) rilanciano il dibattito su chi siamo e dove vogliamo arrivare.

“Noi non costruiamo la barca, siamo la marea che la fa navigare”, ha detto una volta Stephen Aboud a proposito del lavoro che lui e i suoi collaboratori hanno intrapreso da qualche mese per rifornire di linfa e qualità la squadra di Conor O’Shea.

Il problema è che la marea in questi anni si è dispersa in troppi rivoli, o è finita in sacche morte, e la barca spesso e volentieri è rimasta in secca o piegata su un fianco.

Accademia Ivan Francescato

L’Accademia Ivan Francescato viene inaugurata a novembre del 2006, il direttore è Francesco Cavatorti, i responsabili tecnici Gianluca Guidi e Stefano Romagnoli.

Nei primi tre anni da Tirrenia passano complessivamente 54 giocatori, per una media di circa 25 a stagione. Di quei 54 “pionieri”, in PRO12 ne approderanno complessivamente 23 (42%) e in Nazionale 14 (26%), non male per un progetto agli albori. Sono però anni di “frizione” (chiamiamola così…) tra la Fir e alcuni club: a Treviso, per esempio, l’attività dell’Accademia è vista con enorme diffidenza.

Il Benetton, tra il 2006 e il 2008 manda a Tirrenia due soli giocatori: Simone Favaro e Tommy Benvenuti. Altrettanti ne invia il Petrarca (Benettin e Chillon), il Rovigo nessuno.

Fatto sta che, di quei 23 che approderanno al PRO12, solo 7 lo faranno al Treviso e, di questi, Chillon, Fazzari e Giusti, in maglia biancoverde, metteranno assieme fra tutti e tre nella loro intera carriera solo 11 presenze in tutto.  Favaro invece verrà accolto nuovamente alla Ghirada soltanto dopo il fallimento degli Aironi, mentre il romano Andrea Pratichetti arriverà nella Marca dopo una stagione in A2 con il Calvisano B e un’altra a Rovigo, nel campionato di Eccellenza (2009/2010).

In pratica alla corte di Franco Smith, allora coach del Treviso, dai primi tre anni “accademici”, arriveranno in modo stabile solo Iannone e Tommaso Benvenuti. Un po’ poco per un progetto (il PRO12) che doveva finalizzare il lavoro di formazione svolto a Tirrenia.

Il quarto anno (2009/2010), è quello che vede l’arrivo in Accademia di Fuser, Morisi, Quaglio e Gerosa. Si accaseranno a Treviso tutti e quattro, ma gli unici a giungervi direttamente saranno i primi due. Gerosa ha dovuto aspettare fino al 2015 e Quaglio è arrivato, via Rovigo, nell’estate 2016.

Il campionato di A2

La vera novità in questo progetto si materializza nella stagione 2011/2012 quando la Fir decide che la squadra dell’Accademia debba prendere parte al campionato di A2. Per sostenere gli impegni imposti dal campionato, i giocatori passano così da 25 a 36, cambia il lavoro e cambia l’impostazione.

Nei cinque anni successivi (2011-2016) da Tirrenia, prima, e da Parma, poi, passeranno complessivamente 150 giocatori dei quali ne arriveranno stabilmente in PRO12 solo 12 (al netto di occasionali permit players), 11 dei quali vestiranno anche la maglia della Nazionale (Boni, Campagnaro, Esposito, Odiete, Padovani, Leo Sarto, Violi, Zanusso, Bellini e Mbandà, Ruzza). Gabriele Di Giulio è arrivato alle Zebre, ma non ancora a giocare per l’Italia. Panico è un “Azzurro”, ma ha disputato finora solo campionato di Eccellenza.

Insomma delle ultime cinque stagioni, al PRO12 è arrivato l’8% dei ragazzi che hanno lavorato sotto la lente federale. La maggior parte di loro è della leva 1993, quindi giocatori ormai a un passo dal compiere 24 anni.

Degli altri, molti sono sparsi tra l’Eccellenza e la Serie A, alcuni hanno smesso o sono finiti nelle serie minori. Uno spreco che il movimento italiano non si può permettere.

Un dato su cui riflettere: dei 12 arrivati alla lega celtica dall’Accademia, 8 (più Lazzaroni e Sperandio) sono passati del centro di formazione U18 e di Mogliano. Due sono transitati da Roma (Panico e Di Giulio) e altri due da Parma (U18), Odiete e Violi. Il resto d’Italia ha prodotto un po’ poco. Segno che nel territorio ci sono ancora gap da colmare.

Gli ultimi prodotti dell’Accademia U19 (nel frattempo trasferita da Tirrenia a Parma) arrivati all’alto livello sono quelli della stagione 2012/2013: Maxime Mbandà, Mattia Bellini, Gabriele Di Giulio e Federico Ruzza. A parte il primo, gli altri tre sono tutti del 1994.

Del 1995 e del 1996 in PRO12, a parte Sperandio e Lazzaroni, non è ancora approdato nessuno, anche se Matteo Minozzi, il mese scorso è stato convocato in Nazionale per il match con la Francia.

Nel frattempo, in Scozia, il pilone Zander Fagerson (classe 1996) ha già collezionato più di 30 presenze in Celtic League con i Glasgow Warriors e una decina di caps con la Scozia, Garry Ringrose (1995) gioca stabilmente titolare nel Leinster e con l’Irlanda, e Joey Carbery (pure 1995), entrato nel secondo tempo del match di Chicago contro gli All Blacks, gioca per il Leinster a 7.500 € a stagione, in quanto atleta ancora sotto le regole dell’accademia. Il problema dunque non è solo prepararli, ma soprattutto farli giocare!

Joe Carbery dal Clontarf agli All Blacks

Classe 1995, Joey Carbery – nato ad Auckland, in Nuova Zelanda – a novembre, nel giorno del suo ventunesimo compleanno, è stato uno dei protagonisti della vittoria dell’Irlanda sugli All Blacks, a Chicago, entrando a 21 minuti dalla fine al posto di Sexton, infortunato

Inserito nell’Academy del Leinster, Carbery aveva esordito in PRO12 a primavera del 2016, una sola presenza, quattro minuti dalla panchina contro Glasgow. Il grosso della stagione lo aveva disputato con la maglia del Clontarf che aveva scelto per poter giocare regolamento numero 10, settimana dopo settimana, nella All Ireland League (il campionato irlandese che corrisponde più o meno alla nostra Eccellenza).

Clontarf l’anno scorso ha vinto la competizione battendo in finale il Cork Constitution, match in cui Carbery è stato scelto come “man of the match”.

A settembre il posto di titolare contro Treviso in PRO12 (due mete), poi l’esordio in Champions Cup contro Castres, infine l’emozione di battere la Nuova Zelanda.

Lo scorso febbraio la federazione irlandese lo ha ricompensato (insieme ad altri sei) con un contratto da professionista con il Leinster.

“Investiamo molto tempo e molte risorse nella nostra accademia – è stato il commento del coach Leo Cullen -, per noi questi giocatori e questo modello sono il futuro del club. Sono ragazzi che nelle scorse stagioni hanno fatto molto bene con le loro squadre nella All Ireland League o con il Leinster A nella British & Irish Cup, ma li abbiamo anche visti lavorare quotidianamente in allenamento e ai livelli più alti con il Leinster e con l’Irlanda”.

Il modello evidentemente funziona. (GlB)

Nella foto, una corsa di Francesco Vaccari in Italia v Francia U20 dello scorso sei Nazioni (Foto daniele Resini/Fotosportit).

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