O la testa o la meta

E’ inutile piangere sul latte versato sia ben chiaro: i due calci di punizione e le due trasformazioni mancate dall’Italia, 10 punti in totale, alla fine hanno condannato gli Azzurri alle ventesima sconfitta consecutiva nel torneo. Dieci punti che se aggiunti nei momenti topici al bottino della formazione di O’Shea (il parziale del primo tempo avrebbe potuto essere 23-12, anziché 16-12) avrebbero messo ulteriore pressione su un’Irlanda che pareva tutt’altro che in giornata. 
Per questo è difficile puntare l’indice contro la direzione di gara di Glen Jackson che in molto momenti è sembrato tuttavia più preoccupato dal rischio di mettere il suo nome in calce a un risultato a sorpresa che di amministrare la partita secondo le regole del gioco.
La spettacolare foto (di Diego Forti), mostra un placcaggio tutt’altro che regolare in occasione della meta di Morisi. L’arbitro probabilmente non poteva vedere che, per impedirgli di schiacciare la palla a terra, il giocatore irlandese ha praticamente tentato di staccare la testa al centro del Treviso. In ogni caso l’azione è gravemente scorretta e avrebbe meritato un cartellino giallo, se non addirittura la meta di punizione come ulteriore aggravante.
Nei primi  trenta minuti della ripresa Jackson ha fischiato 10 calci di punizione a favore dell’Irlanda contro uno soltanto per l’Italia. Detto che forse gli Azzurri dopo il riposo hanno sofferto la maggiore fisicità irlandese, va anche rilevato che 10-1 pare un parziale che non rispecchia esattamente il modo in cui le cose andavano in campo tra le due squadre.
Gatland dice che il Galles si è dimenticato come si perde. L’Italia sicuramente non si ricorda più come si vince. Nei momenti topici la squadra sembra continuare a inseguire “la prestazione”, piuttosto che la vittoria, come se si giocasse per l’applauso del pubblico e l’onore delle armi invece che per un risultato, quale che esso sia. 
Gli arbitri in questo non ci danno certo una mano: la mancanza del collegamento radio con TMO e assistenti di linea, contro  il Galles, aveva indispettito Reynal, e contro l’Irlanda, Jackson non ha voluto sporcarsi le mani. “Essere secondi al mondo – ha sintetizzato Tebaldi – vuol dire anche saper giocare con gli arbitri meglio di chi è al quindicesimo come noi”. 
Se l’Italia non sa vincere, perché gli arbitri dovrebbero darle un mano?

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