L’italia inventa la guerriglia ovale

“Ci metteremo l’elmetto…”, aveva detto Conor O’Shea alla vigilia della partita di Twickenham. Ma l’elmetto non è stato quello che gli inglesi che si aspettavano. Pensavano ai gladiatori, votati al sacrificio per il piacere del pubblico, si sono trovati di fronte i vietcong.  “Non aveva senso venire a Londra a farsi massacrare, fare la fine dei gladiatori al Colosseo – ha detto l’allenatore dell’Italia -, forse è quello che i tifosi volevano, ma rugby è anche pensare in modo diverso, fare cose inattese”.

L’inatteso è stato rinunciare a contestare la palla a terra, lasciando soli placcato e placcatore. In questo modo, senza ruck, è scomparsa dal campo la linea del fuorigioco e gli azzurri hanno potuto andare a caccia del pallone dove e come volevano, impedendo agli avversari di giocare il rugby che volevano.

È stato come spostare la geometria dal piano allo spazio, creando una dimensione inattesa.

Un atto rivoluzionario reso possibile da un’altra mossa a sorpresa, anch’essa legittima e perfettamente dentro le regole: sabato pomeriggio, alla vigilia della partita, Conor O’Shea ha fatto visita all’arbitro (il francese Poite), prassi normale nel rugby internazionale, e gli spiegato cosa avrebbero fatto i suoi in partita. Poite gli ha confermato che quello che sulla carta sembrava “talmente assurdo da poter essere giusto” (copyright O’Shea), a termini di regolamento era possibile e attuabile. Il risultato è stato che gli inglesi, presi alla sprovvista, non solo non sono riusciti ad adattarsi alla tattica azzurra, ma si sono visti recapitare a domicilio una lezione di rugby senza precedenti, da un arbitro francese e dalla nazionale dell’Italia,

Alla fine Eddie Jones schiumava (“questo non è rugby” ha detto) per la figura che gli avevano fatto fare. Lui, l’allenatore, sorpreso più ancora degli altri, da situazioni che non aveva saputo prevedere e per le quali non aveva trovato rimedio: la guerriglia ovale.

Più deboli, destinati a una sconfitta pesante, forse pesantissima, i nostri si erano inventati strumenti nuovi: si materializzavano come fantasmi dietro le linee nemiche, compivano sortite che impedivano agli avversari di giocare,

La battaglia non ha prodotto la sorpresa finale, la vittoria dell’Italia, ma ha rivalutato le azioni di una squadra che dopo due giornate del torneo sembrava destinata a una brutta fine. Bravi tutti. “Conor ci aveva detto che il pubblico ci avrebbe fischiato – ha detto Parisse – e quando i fischi sono arrivati puntuali non ho potuto trattenere un moto si soddisfazione, li avevamo punti nell’orgoglio, non riuscivano, né i giocatori né il pubblico a venire a capo della situazione”.

 

Matt Dawson, ex mediano di mischia di Inghilterra e Lions, ha twittato: “brava Italia, per mascherare la tua inettitudine hai inventato una tattica che ha rovinato la partita”: è stato subissato di critiche.

Jonny Wilkinson ha detto che così il rugby rischia di diventare “netball” una specie di basket in cui il portatore di palla non può correre ed è circondato da avversari che cercano di impedirgli il passaggio.

Quello dell’Italia è stato un atto deliberato di ribellione alle regole di uno sport che fino ad oggi ha sempre privilegiato la legge del più forte. È chiaro che così si è creato un precedente inatteso: la possibilità per il giocatore della squadra che non è in possesso della palla di infiltrarsi dietro le linee avversarie, di creare il caso dove questo non è atteso.

Eddie Jones vorrebbe che la regola venisse mutata immediatamente: “basterebbe dire che in qualunque fase di gioco e la linea della palla a determinare l’offside”, ha spiegato”.

Sta di fatto che è stata l’Italia, tramite un allenatore irlandese e il suo assistente sudafricano (Brendan Venter) ad introdurre una nuova frontiera. La rivoluzione copernicana non ha permesso agli Azzurri di vincere, ma ha creato una novità senza precedenti nel gioco ovale. Se ne è occupato perfino l’Economist.

D’ora in poi, paradossalmente, e con un po’ di astuzia, si potrebbe marcare l’avversario nella sua metà campo, impedendo all’apertura di giocare, all’estremo di inserirsi nella linea d’attacco etc etc. Durerà? Intanto ci siamo divertiti e abbiamo fatto diventare matti gli inglesi. Impagabile.

Foto di Daniele Resini – Fotosportit

Per chi vuole capirne di più (elaborazione da http://www.talkingrugbyunion.co.uk)

 

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