La rivoluzione del Seven

“Sarà fenomenale”, ripete da tempo Andy Friend fremendo e pensando a quando la nave ovale accosterà a Rio. Friend è l’uomo che ha avuto le chiavi del regno dell’Australia Sevens e che è salito alla ribalta quando ha deciso che la squadra poteva fare a meno di Quade Cooper. Perché il Sevens è una filosofia di fatica, impegno e scelte da sviluppare in un battito di ciglia: veloci, resistenti, forti e fulminei. “Non è un segreto – dice Friend – che i più veloci che non andranno in pista e i più forti che non andranno sul ring hanno trovato un posto nelle Fiji”. Lui ha lavorato duro con i suoi uomini (un lungo periodo di allenamento a Darwin, 33° di temperatura e 80% di umidità nel nord tropicale dell’Australia) e li ha portati in giro per il mondo: malgrado sia la Qantas uno degli sponsor dei Wallabies, i Sevens hanno avuto biglietti di economy. I lussi illanguidiscono.
Sul Sevens olimpico al governo mondiale di World Rugby hanno le stesse idee di Friend: “Rappresenterà un momento di grande cambiamento”. Le prime cifre sono eloquenti: grazie al nuovo formato, le giocatrici nel mondo sono passate da 200.000 a 2 milioni, un milione di ragazzini si è avvicinato al gioco e il torneo di Rio andrà in diretta tv negli Usa e in Cina, una platea virtuale da un miliardo e 700.000 milioni di persone. In Australia, dove gli ovali non bastano mai, hanno anche inventato una nuova formula: si chiama Viva7s, non prevede contatto fisco ed è già stato lanciato con successo in 700 scuole. Forse sarà il caso di cominciare a muoversi.
In Usa hanno preso il torneo olimpico molto sul serio. Giusto così: tutto sommato gli americani mettono in palio il titolo che conquistarono nel 1924 in fondo a una feroce partita con i francesi. I Patriots hanno prestato Nate Erbe e sempre dal football vengono Perry Baker e soprattutto Carlin Isles, running back e velocista, già soprannominato l‘uomo più veloce del rugby. 10”24 nei 100 e 4”28 nelle 40 yards. Esperienza di palla ovale “classica” verrà da Chris Wyles che ha lasciato i Saracens e il gioco a XV per concentrarsi sul formato a cinque cerchi. Tra le ragazze, un gruppetto proveniente da proteiformi esperienze sportive (Jessica Javelet viene dall’hockey e dal fooball, Alev Keiter dall’hockey e dal calcio) e di vita, come Jillion Potter che ha sconfitto il cancro e una frattura al collo.
G. Cim.

Nelle foto di Philippe Lopez/Getty Images, Collins Injera, fuoriclase del Kenia, uno dei paesi emergenti in questa specialità.

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