Il futuro è ancora Tuttonero?

Prima di tutto i numeri: per la quinta volta da quando è tale, cioè dal 2012, anno dell’ingresso dell’Argentina nel torneo, Il Rugby Championship è stato vinto dagli All Blacks. L’unico anno in cui è sfuggito alla Nuova Zelanda è stato il 2015, stagione in cui, in vista del Mondiale, il torneo fu disputato soltanto su tre partite, anziché le tradizionali sei.

Anche quest’anno, come l’anno scorso, i neozelandesi si sono aggiudicati tutti i match, tuttavia nelle pieghe delle statistiche, gli appassionati del gioco possono trovare qualche motivo di ottimismo: il futuro, forse, non è “tutto nero”!

Un anno fa gli All Blacks ottennero trenta punti su trenta (sei vittorie con il bonus) e misero a segno 38 mete subendone solo 5. Il risultato medio fu 44-14, un’edizione senza storia.

Quest’anno i punti sono stati ventotto, ovvero in due partite i campioni del mondo non sono riusciti a conquistare il bonus (contro il Sudafrica, l’ultima giornata, e contro l’Australia, quando strambe le squadre realizzarono 5 mete a testa – per il bonus ce ne vogliono tre più dell’avversario).

Le mete segnate sono state 35, tre in meno rispetto a un anno fa, l’incremento maggiore è stato quello delle marcature al passivo: 14, quasi il triplo rispetto al 2016. Il punteggio medio è stato 41 -20, ma senza il 57-0 di Albany contro i ‘Boks, la statistica si ridurrebbe a un più onesto 38-20.

Basta tutto questo per dire che siamo in presenza di un declino dei Blacks? Assolutamente no. Nelle ultime due stagioni la Nuova Zelanda ha fatto esordire ben 15 nuovi giocatori, quattro dei quali nel solo 2017, ma dei debuttanti del 2016 la stragrande maggioranza si è presentata all’inizio di quest’anno con meno di 5 caps (Mc Kenzie, Ioane, Hames, Scott Barrett etc): giovani e poco esperti. Hansen continua a vincere e intanto pensa al futuro.

Eppure gli avversari qualche considerazione interessante possono trarla ugualmente dalle partite di quest’anno: in 3 di esse il risultato è stato in bilico per almeno un’ora, o più. A Dunedin i Wallabies hanno perso allo sprint (29-35), a Cape Town, l’ultima giornata, gli Springboks hanno ceduto al fotofinish (24-25) e a New Plymouth, il 9 settembre, i Pumas al 50’ stavano 22-22 (finale 22-39).

Le 14 mete al passivo dicono che anche gli All Blacks da qualche parte sono vulnerabili. Quello che per il momento è inarrivabile è il loro potenziale d’attacco. E infatti Gatland, nei test di giugno e luglio, con i suoi British & Irish Lions ha puntato tutto sulla difesa, convinto (e non a torto) che la prima cosa da fare, quando giochi contro la Nuova Zelanda, sia limitarne l’attacco.

Contro gli Springboks, l’ultima partita del Championship, anche la difesa dei Tuttineri ha dovuto capitolare sotto le feroci percussioni sudafricane. Tant’è che la partita è finita con tre mete a testa.  In un match in cui gli Springboks hanno avuto il 63% di possesso e il 62% di territorio, ai neozelandesi sono tuttavia ancora una volta bastati pochi palloni per vincere il match, Ioane ha segnato con una palla di recupero da 80 metri e Mc Kenzie ha trasformato in oro un off load di Havili. La differenza sta tutta lì: Ioane ha percorso complessivamente 149 metri palla in mano nel match, Mc Kenzie 135. Nessun sudafricano ha superato i 65 metri di Malcom Marx, un tallonatore, con il pilone Kitshoff (40 metri) e Etzebeth (46) subito dietro in graduatoria. Degli avanti neozelandesi solo Liam Squire è arrivato a 40 metri di corsa, gli altri, compreso Kieran Read si sono fermati, al massimo a 14.

Il segno è evidente: i Blacks muovono la palla con le loro gambe veloci, gli Springboks, dopo la batosta di Albany, hanno finalmente capito che è meglio affidarsi alle percussioni degli avanti. È il loro gioco storico e per l’occasione in mischia c’era un solo giocatore di colore, il flanker Kolisi. A Cape Town si sono confrontate due tattiche opposte, praticamente pari lo sforzo, un pizzico di fortuna in più e i ‘Boks, dopo la sconfitta storica di 15 giorni prima avrebbero anche potuto vincere.

È un messaggio importante per tutti, che forse oggi, a due anni dal mondiale solo l’Inghilterra ha fatto proprio fino in fondo: lasciate fare gli All Blacks agli All Blacks…per batterli non bisogna giocare come loro, bisogna cercare di colpirli di fronte, lì dove anche loro soffrono. E cercare di non regalargli nessun pallone, perché anche da nulla sanno farti meta.

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