Conte, il Chelsea, l’Inghilterra, l’Italia del rugby

Antonio Conte nei giorni scorsi ha incontrato Eddie Jones e lo staff della nazionale inglese di rugby. Paul Gustard, l’allenatore della difesa dell’Inghilterra ha raccontato come Conte abbia spiegato la necessità di adattare la tattica al gioco. “Al Chelsea lo hanno fatto cambiando impostazione nell’arco delle prime tre/quattro partite precampionato e poi ancora dopo le prime due di Premiership e addirittura nel corso dell’Intervallo del match con l’Arsenal. Conte è stato capace di adattarsi alle necessità del campo, si è dimostrato aperto di veduto e dal match con Hull in poi è stato un crescendo…”.

L’adattamento tattico è uno dei principi base dello sport. Contro l’Inghilterra, domenica, l’Italia dovrà saper dimostrare capacità di soffrire ma anche abilità nel leggere la partita, evitando un braccio di ferro con gli avversari nelle aree di gioco a noi meno congeniali.

Rispetto al match di un anno fa a Roma (40-9 per i bianchi) l’Italia è cambiata per 8/15 mentre l’Inghilterra non schiererà Jonathan Joseph che a Roma segnò addirittura tre mete.

“Non ci sono pericoli rispetto al fatto che Catt potrà fornire agli Azzurri informazioni particolari sull’Inghilterra – ha detto Gustard –, e Venter (già allenatore dei Saracens, dei quali Gustard stesso curava la difesa) è andato via parecchio tempo fa e i giocatori della nazionale non sono gli stessi che lui aveva nel club”.

Nick Mallett, viceversa, ha detto che in Italia il pubblico si interessa di calcio e motori, ma non di rugby e, “se non ha avuto un padre che giocava a rugby è difficile che un ragazzino italiano si appassioni alla palla ovale. Per di più gli Azzurri non vincono mai – ha aggiunto l’ex ct – e quindi non ci sono miti o eroi in cui immedesimarsi, chi decide di dedicarsi a uno sport, preferisce giocare a pallone, sciare o fare altro, il rugby non attira”.

Dibattito aperto anche sul fatto se O’Shea debba investire tempo ed energie nella riforma dell’intero movimento o concentrarsi sulla sola Nazionale, come ha suggerito anche Woodward.

Insomma con la Georgia che incombe all’orizzonte, tutti si preoccupano di vedere che fine farà l’Italia, ma il vero quesito è su come viene gestito il rugby internazionale.

Perché nessuno si preoccupa del fatto che Samoa, Tonga e Fiji, quelle sì vere potenze internazionali, non hanno accesso a nessuno dei tornei che contano e vengono depredate dei giocatori migliori dai grandi club di tutto il mondo?

Tante questioni, non tutte di facile soluzione. Stuart Barnes ha detto che sotto i 68 punti e i 50 di margine, per l’Inghilterra domenica sarà un fiasco. Proviamo a smentirlo, ma sarà dura.

(foto Roberto Bregani)

 

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