Babele Ovale

In diretta dai dittatori dello stato (non più) libero di Ovalia: “Da oggi l’unico passaggio ammesso sarà quello in avanti”. Tra il popolo festante, qualcuno proverà cautamente a scuotere il capo: “Il potere ha dato loro alla testa”. “Dove vendono camicie di forza?”. Ma i dissidenti saranno pochi, isolati, con voci sempre più fioche.

Nel frattempo, saranno tagliati i tempi, una volta interminabili, dei futuri tour dei Lions, e programmata, per club, franchigie o quel che diavolo sono, una competizione stile Ryder Cup tra Nord e Sud: la fanno quelli della Rugby League, perché non dovrebbero organizzarla anche gli unionisti? E accanto al progetto di allargare oltreoceano il Pro12 con un paio di americane si fa strada la possibilità di ammettere le squadre di Currie Cup alla Coppa Anglo-Gallese. Globalizzazione, cosa non si fa per te.

Lavorando di fantasia, ma non troppo, è ipotizzabile che presto una delle città più rugbistiche del mondo, Krasnojarsk, verrà ammessa di diritto a qualche coppa, a qualche shield, a sede di qualche finale. Una scelta oculata perché World Rugby ha anche l’allettante chance di fondare una propria compagnia aerea – l’Air Rugby, una low cost? – per le comode trasferte nella città sullo Yenisei, all’inezia di 4500 km da Mosca e nel nulla della Siberia centrale, fra taiga sconfinata e montagne che annunciano il confine con la Mongolia. Per maggiori ragguagli su Krasnojarsk e le sue attrattive, rivolgersi a Luciano Ravagnani e agli altri vecchi reduci della trasferta del ’98: i più raggiungibili, a occhio, sembrano Checchinato e Troncon.

Altri scenari: trasferire figiani, samoani e tongani su qualche isoletta del Mar Caspio e dare il via a scontri gladiatorii con gli irsuti georgiani e con gli iraniani del nord, gli uomini più grossi del mondo. In palio, la Kaviar Cup, un enorme trofeo ripieno di preziose ovine di storione. Non male anche un progetto per un grande torneo tra squadre di paesi dove la statura non supera l’1,65 e il peso i 50 kg: Light Rugby Cup per birmani, malesi, laotiani, vietnamiti, cambogiani, cinesi di taglia piccola, filippini, indonesiani, tamil del sud dell’India e di Sri Lanka. Un mercato da un miliardo abbondante di abitanti non si butta via.

Restiamo a disposizione del vecchio Board per altri suggerimenti: la lettura dei Viaggi di Gulliver può essere foriera di nuove idee che vengono immediatamente fornite dal direttore di questa rivista. Per l’Italia, suggerita una Fox Cup per i più furbi, visto che non siamo i più grossi, i più piccoli, i più ricchi e neanche i più talentuosi. A seguire, rimanendo nella sfera azzurra, la Cunctator Cup per i più incerti; la Idi di Marzo Cup per i traditori; la Lamentations Cup per quelli si lamentano sempre; la Coppa delle Alpi (con Svizzera, Germania e Slovenia, la Francia no) e un paio di selezioni sul modello Lions: Italia + Argentina, Los Amigos: Italia+Romania, i Traianos (Romani più Daci). Non c’è dubbio che i nostalgici guarderebbero con occhio commosso a una selezione di sovietici con tutte le ex-repubbliche della defunta Urss. The Communists.

Dal momento che il nuoto e i tuffi hanno dato il via a gare miste (stiamo parlando di sessi) e anche l’atletica è avviata su quella strada, i dittatori possono seriamente pensare anche a XV con otto uomini e sette donne o viceversa. Le donne non possono essere placcate degli uomini sopra la cintura, le donne non posso placcare sotto. Se i piloni sono uomini, le seconde linee devono essere donne e viceversa. Un uomo può essere placcato da due donne, ma una donna non può essere placcata da due uomini.

Nel rugby del liberismo più assoluto stanno facendo la comparsa, sempre più frequente, anche tipi che è difficile etichettare: mercenari, samurai, ronin, lanzi, corsari, gentiluomini di fortuna come li definiva Hugo Pratt. I primi due che vengono in mente sono Ben Te’o e Denny Salomona, samoani-neozelandesi- australiani, giocatori di league che in quattro e quattr’otto diventano giocatori della Nazionale inglese e magari anche dei Lions. Una riflessione: allora è proprio vero che l’Union è sempre più un XIII giocato in XV. A chi una volta era un eretico,scomunicato, un caldo welcome.

 

Giorgio Cimbrico

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