Al via il Pro12, una nuova sfida anche per Tiziano Pasquali

La strategia è chiara e il rientro dei talenti italiani da coltivare nell’orto di casa dà i suoi primi frutti: lo sbarco di Tiziano Pasquali a Treviso, un viaggio di sola andata da Leicester alla Ghirada, fa parte del nuovo disegno avviato da Conor O’Shea.
Pilone di soli 22 anni e già una discreta esperienza internazionale, la vitalità propria dell’età e la voglia di mettersi alla prova di chi ha individuato nel rugby una scelta di vita, animato dalla curiosità per un nuovo viaggio tutto da inventare. Sacco in spalla e bussola dell’esploratore in mano, per Pasquali il primo contatto con la nuova realtà è una scoperta continua: «Voglio guardare solo avanti a me, mi hanno proposto questo grande progetto con O’Shea che ha fissato dei suoi standard di profondo cambiamento e può farmi solo piacere l’essere rientrato in queste scelte. Adesso ho un unico obiettivo, dare un contributo al progetto e alla squadra in cui giocherò, dimostrare la validità della scelta di far giocare in Italia i talenti italiani e, soprattutto, aiutare il più possibile il Benetton a crescere”.
In un colpo non si può cancellare ciò che è stata la vita nel paese che ha inventato il rugby, le esperienze che aiutano a crescere, le scelte fatte da giovanissimi, l’atmosfera magica che avvolge i Tigers e quei compagni di squadra che già sono leggende del pianeta ovale. Tanta roba che tornerà utile quando ci sarà da sudare per guadagnare un posto in squadra in Italia: «Il passato non si cancella, anzi bisogna saper fare tesoro delle proprie esperienze. Io mi porto dietro tanti ricordi e tantissima pratica quotidiana, anche se ho giocato poco perché avanti avevo dei super competitors. Ho imparato molto, soprattutto per quel che riguarda la cultura del rugby professionistico, la cura dei dettagli, dall’allenamento all’attenzione per la preparazione e la gestione fisico-atletica, al puro lavoro di campo”.
La storia di Tiziano inizia prestissimo: va in piscina ma l’acqua e la solitudine ovattata della corsia non fanno per lui, si affaccia al campo di rugby di Frascati e non esce più dalla mischia; dopo essere passato per l’Appia e la Lazio sceglie di provare un’esperienza di vita a Edimburgo. Quell’anno si gioca a Manchester Inghilterra-Italia U17, là lo notano gli scouts di Leicester e gli propongono una prova nella propria Academy. Il resto è storia contemporanea, il primo contratto da professionista, l’esordio in Premiership e, ora, il ritorno a casa sponda Benetton. Con quali obiettivi? «Di continuare a imparare, a crescere, per diventare parte importante della mia nuova squadra. Titolare o no lo deciderà l’allenatore, io di sicuro darò il massimo con uno stimolo in più dovuto al fatto che da oggi tutto ciò lo farò nel mio paese e per il mio paese”.
L’Italia conosce poco la storia ovale di Tiziano Pasquali e allora proviamo a mettere in fila pregi e difetti del giocatore. Iniziamo dalle virtù… «Mi piace da matti la mischia chiusa, là davanti è una goduria, l’impatto delle prime linee e tutto quello che viene dopo mi esaltano. Perché gioco a rugby? Perché abbattere l’avversario nell’uno contro uno, sia in difesa sia in attacco, credo non abbia uguali in fatto di soddisfazione personale”.
Passiamo ai vizi, ovvero i punti deboli: «Di sicuro devo imparare tantissimo i trucchi della mischia perché è inevitabile che mi manchi l’esperienza e la continuità di giocare ad alto livello internazionale, anche se in allenamento ho potuto frequentare degli autentici mostri sacri del reparto. Ma il mio vero punto debole è da un’altra parte: a tavola! Mi piace mangiare tanto e tutto e questo in Italia è un bel problema, dovrò imparare a limitarmi di brutto!”.
Dove ti piacerebbe arrivare, chi vorresti emulare? «Ho avuto la fortuna di avere dentro casa leggende del rugby e veri maestri di vita prima che della mischia. Allenarsi con loro è stato un regalo di valore inestimabile e sarebbe bello poter raggiungere solo una parte di quelli che sono i loro standard di gioco. Martin Castrogiovanni per me è stato una guida, il Gigante Buono che divenne subito un riferimento nel momento in cui misi piede a Leicester, mi fece da chioccia in un mondo che mi appariva lontano e difficile da affrontare. Vorrei avere la sua tecnica in mischia chiusa, l’abilità di Dan Cole nel rallentare sempre e comunque il gioco intorno alle ruck, gli skills di Marcus Ayerza e la capacità di ball carrier di Logovi’i Mulipola. Ho avuto la fortuna di essere l’allievo di Michele Rizzo in allenamento e di conoscere da vicino Leo Ghiraldini che per me è stato di grandissimo aiuto. Tutta gente con cui ho potuto confrontarmi quotidianamente, che mi ha messo in difficoltà in allenamento e che ha provato a passarmi un po’ della propria sapienza rugbistica. Ecco perché credo che per un giovane avere la possibilità di fare esperienze così sia fondamentale per il proprio percorso futuro”.
Prima di cominciare fa già capolino un po’ di nostalgia? «No, ma lì ho vissuto cinque anni, ho conosciuto l’affetto dei fans, la loro passione e la passione di Welford Road. Sono cose che non dimentichi facilmente e che ti lasciano dentro tanta gratitudine verso quello che hai fatto”.
Pensiamo al prossimo futuro: «Ho firmato per un anno con Treviso per capire se io posso essere funzionale al loro progetto e il progetto a me. Diciamo che questo sarà il mio anno zero, la vera partenza della mia carriera, aspettando di capire come e dove potrò arrivare. Certo, spero di poter giocare per l’Italia, di conquistare prima o poi una maglia azzurra e la scelta di approdare a Treviso ha le proprie radici in questo mio desiderio”.
La Nazionale nel proprio destino? «Spero proprio di sì, come quella inglese potrebbe essere nel destino di mia sorella Carolina, arrivata in Inghilterra al mio seguito per studiare e adesso nel giro delle selezioni nazionali della Rosa, da quando, contro la mia volontà, ha scelto di giocare a rugby con la squadra dell’università la Loughborough University (quella dove hanno studiato Gerald Davies e Clive Woodward, Andy Robinson e tanti altri…ndr). Spero di arrivarci prima io, perché è vero che sono giovane e un pilone matura un po’ più tardi degli altri, ma è per questa ambizione che su di me l’Italia ha avuto un’attrazione fatale…”. (Valerio Vecchiarelli)

Tiziano Pasquali è nato a Roma nel luglio del 1994. Nell’arco di tre stagioni con i Tigers ha disputato 8 partite di Premiership, nessuna da titolare. E’ alto 1,85 e pesa 118 chili.

Nella foto di Dan Mulla/Getty Images, Tizano Pasquali con la maglia dei Leicester Tigers contrastato da Dave Attwood del Bath durante un match dell’Aviva Premiership

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